lunedì 25 febbraio 2008
Fuoco Attenzionale
Un modo semplice di tentare di risolvere il problema, nell'esperienza con mio figlio, Ivan Louis che ha ora poco più di due anni è quella di lavorare sul "fuoco attenzionale"; cosa vuol dire questo? Vuol dire cercare di spostare l'attenzione del bimbo da quello che sta facendo a qualcos'altro che magari non sia l'attività finale che vogliamo fargli fare (per esempio, andare a mangiare) ma un'attività-ponte che lo avvicini a quello che c'è da fare.
Per spostare il fuoco attenzonale è utile anche fare attività di rottura della situazione precedente come prenderlo in bracio e mettersi a correre, farlo saltare per aria, fare qualche gioco con la facci che gli piaccia e cose simili tipiche della nostra relazione con lui/lei.
Dopo la rottura ci si può avvicinare alla nuova atività che gli volevamo proporre.
Ovviamente il "trucco" non funziona sempre e necessita di molta decisione e allenamento, però mi pare una buona alternativa a soluzioni autoritarie stile "zitto che è ora di mangiare!!".
venerdì 25 gennaio 2008
Attraversare la strada
Titolo: Attraversare la strada
Luogo: Bresso (MI)
Periodo: Inizio 2005
Protagonisti: Daniele 39 anni (papà), Ruben quasi 1 anno (figlio)
Riferimento: daniele6766@yahoo.it
Descrizione:
Una delle maggiori preoccupazioni dei genitori metropolitani è impedire ai propri figli piccoli di farsi investire dalle auto. Da qualche tempo Ruben ha imparato a camminare autonomamente e mi capita di portarlo in giro per le strade della mia cittadina per mano (senza passeggino). Se non ho fretta preferisco accompagnarlo lasciandolo il più possibile esplorare il territorio.
Durante la passeggiata non ci sono reali pericoli, se non l’attraversamento della strada quando capita.
Le prime volte che è successo l’ho preso in braccio per evitare che si precipitasse nel bel mezzo della via senza controllo ma ora capisco che devo trovare il modo che attraversi lasciandosi tenere per mano. Raggiungere questo obiettivo mi libererebbe da molte tensioni e mi sentirei più tranquillo.
Potrei semplicemente proibirgli di farlo da solo oppure spiegargli il pericolo e raggiungere un accordo. Dopo qualche tentativo autoritario abbastanza infruttuoso e deludente scelgo la seconda via.
Allorchè stiamo per attraversare insieme ci fermiamo, mi piego sulle gambe e mi porto alla sua altezza e gli parlo viso a viso facendogli sentire il contatto fisico. Mi sembra un atteggiamento che da forza e importanza a quello che gli sto per dire.
Naturalmente è molto difficile spiegargli razionalmente il concetto di pericolo, di gravità, di incidente o di morte però posso farglielo sentire attraverso il linguaggio non verbale: un tono della voce preoccupato e allarmato, la presenza del mio corpo teso verso di lui per proteggerlo, le parole scandite con calma ma fermezza, lo sguardo in cerca della sua attenzione.
Le prime volte che l’ho fatto apparentemente non è successo niente e ho dovuto comunque arrestare fisicamente la sua impetuosità, la sua curiosità e ansia di muoversi liberamente.
Poi, a poco a poco, questo “contatto” ha avuto presa e così ha imparato a fermarsi prima di scendere dal marciapiede e a aspettare la mia mano. L’ha fatto consapevolmente e non ho più dovuto rincorrerlo.
Cercare una comunicazione basata sulla fiducia con un essere così piccolo è una prova abbastanza dura per un adulto.
martedì 15 gennaio 2008
Riflessioni
Io penso che riporterò alcune riflessioni che già sono state pubblicate sul blog:
http://esistenziali.splinder.com/
se intanto qualcuno se le volesse leggere.
iniziative
Cominiciamo segnalando la campagna "nessuno tocchi Pierino" che riguarda il tema della somministrazione di psicofarmaci ai bambini.
Maggiori informazioni sulla campagna le trovate sul sito:
http://www.nessunotocchipierino.it
sabato 12 gennaio 2008
Esperienze
Volendo postare qualcosa qui bisogna mettere nell'etichetta del post la parola "esperienze".
Facile no?

Ciao, lui è Ivan Louis, mio figlio. Quello che scriverò qua è dedicato a lui e a tutti i bambini di questo mondo affinché possano vivere in un mondo migliore.
Ma lui, come tutti i piccoli, è una infinita fonte di ispirazione, perché è un rappresentante del futuro, di quel futuro a cui aspira l'Essere Umano nel fondo di se stesso, di quel futuro che si apre passo, giorno dopo giorno, nelle migliori intenzioni di ognuno di noi.